Consiglio n.1 – scelta della casa editrice

Non è così banale scegliere la casa editrice a cui inviare il proprio lavoro.
Per cominciare è sbagliato, una volta arrivati alla fine di un manoscritto, impugnare la casella di posta elettronica e mandarlo a pioggia urbi et orbi.
Vero, inviare una e-mail costa poco o nulla e mandarne tante non richiede molto più impegno (augurandoci che, almeno, personalizziate l’invio cambiando intestazione).
Il problema è più nostro che loro. Le CE sono seppellite ogni anno da centinaia di moduli o di e-mail con proposte di lettura e, per una questione di sopravvivenza, iniziano la loro scelta proprio da quelle.
Normalmente chiedono cosa abbiamo letto delle loro ultime pubblicazioni. Non è una domanda oziosa, serve a distinguere gli invii casuali da quelli mirati. Cioè tra chi ha letto (e si spera apprezzato) le pubblicazioni, conosce le tipologie di collana (e quindi non manda un romanzo di SCI FI a una CE che non ne pubblica, per dire), le scelte editoriali e magari, a un appuntamento pubblico, ha incontrato e parlato con qualcuno della stessa CE e chi ha mandato a casaccio. Gli basta dare un’occhiata a quelle scivolose definizioni su “cosa avete letto del nostro catalogo?” che compaiono nei moduli d’invio manoscritti: ho sentito parlare di voi …, non ho letto nulla, ma mi riprometto di farlo presto… , ecc…
Tutto normale, scrivo qualcosa in cui credo e lo mando a chi penso possa interessare. Vi assicuro che questo fatto viene apprezzato anche da chi lo riceve.

Guarda, Caio, che ho conosciuto alla presentazione di Sempronio, ha mandato un testo su Mevio. Mettiamo da parte le decine di e-mail più o meno anonime ricevute oggi e diamogli un’occhiata!

Non andrà sempre così, ma anche per le case editrici il contatto è importante.
Quindi il nostro consiglio non richiesto è: se volete inviare un manoscritto non fatelo alla cieca. Certo, la botta di … fortuna ci sta sempre, ma la possibilità che dall’altra parte dello schermo ci sia una casa editrice che sta aspettando proprio un manoscritto come il vostro è, diciamolo, piuttosto bassina.
La via giusta è mandarlo a qualcuno di cui apprezziamo il lavoro e che abbia una collana compatibile con quanto inviato. È una questione di coerenza, anche con noi stessi.

Livorno 18 giugno 2022
la redazione

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